| La
villa Antona Traversi di Meda, così come
la vediamo oggi, è il risultato della trasformazione
progettata dall’architetto Leopoldo Pollack
nei primissimi anni del secolo XIX, dopo la soppressione
del monastero di S. Vittore nel 1798 per decreto
della repubblica Cisalpina.
Il Pollack, volendo sfruttare al massimo i caratteri
paesaggistici della collina su cui era da quasi
un millennio collocato il monastero, demolì
alcuni edifici collocati sul sommo collinare,
tra cui due piccole chiese, la casa delle educande,
e persino un chiostro di cui resta testimonianza
il pozzo collocato originariamente al centro,
che venne allora coperto ma non riempito, e che
esiste tuttora.
Al loro posto, sfruttando murature già
esistenti e utilizzando materiali di recupero,
edificò l’imponente facciata di quasi
70 metri di lunghezza in stile neoclassico, che
ammiriamo ancora oggi. Il neoclassico imponeva
all’architetto regole precise e rigorosi
equilibri spaziali che vennero rispettati alzando
di un piano tutto la costruzione e aggiungendovi
una torretta belvedere al centro che funge, con
il corpo avanzato centrale, da raccordo fra le
due ali e da completamento dell’edificio.
Sul retro dell’imponente facciata, Pollack
preferì conservare gli edifici così
come erano, modificandone gli esterni al fine
di nascondere il più possibile l’originale
carattere monastico dei luoghi. Il chiostro centrale
divenne il cortile d’onore della villa ed
a questo fu aggiunto uno scenografico scalone
per aprire il vecchio chiostro sui cortili inferiori.
Vi
aggiunse ancora il Pollack una serie di sette
sale lungo tutta la facciata creando un asse longitudinale
di grande effetto, ma anche ambienti di altissima
qualità atti a costituire il punto di riferimento
essenziale della villa, tutti prospicenti su quel
vasto spazio a semicerchio detto la ‘rotonda’
aperto a balconata sulla pianura. Le sale hanno
nel tempo subito alcune modifiche, hanno visto
rinnovarsi mano a mano l’arredamento, ma
non hanno perso la loro bellezza, vedendo anzi
crescere la suggestione originaria. Possiamo così ancora oggi ammirare la biblioteca, l’archivio (che
conserva la volta cinquecentesca dipinta dal Fiamminghino),
la sala degli specchi, la sala delle maschere,
l’ottagono e due sale dipinte
dal Ranieri.
Non poche sono le testimonianze dell’antico
monastero sopravissute alla radicale trasformazione
seguita alla soppressione: abbiamo già
citato la volta del Fiamminghino e il chiostro;
ma non considerando la chiesa di S. Vittore, oggetto
di una trattazione a parte, la testimonianza più
importante è data sicuramente dalla sala
del Coro e dalla sottostante ‘limonera’. E
se la limonera ha perso si può dire tutti
i suoi caratteri originari, il soprastante Coro
conserva in gran parte intatta la splendida decorazione
cinquecentesca opera di Bernardino Luini e della
sua bottega.
Molti
sono gli spazi della villa che meriterebbero di
essere descritti, ma è certo che tutti
i centocinquantacinque vani dell’edificio
conservano la suggestione che promana dalla loro
storia. |