| Il
Monastero benedettino di San Vittore fu fondato
agli inizi del nono secolo (830 circa) da due
illustri personaggi, Aimone e Vermondo della stirpe
dei Manfredingi (grande casato feudale dell’Italia
settentrionale), per sciogliere un voto fatto
alla Vergine; un secolo dopo la morte vennero
annoverati fra i Santi. I loro resti si trovano
tuttora in una sontuosa urna collocato sotto l’altare
della chiesa di San Vittore e sono ancora oggetto
di venerazione.
Fondato da importanti personaggi, il Monastero
nacque già ricco con importanti diritti
feudali su Meda, Cabiate, Novedrate, Cimnago etc.
Le fortune non gli vennero meno in questi primi
secoli di esistenza se, come racconta Bernardino
Corio, nell’anno 1194 ebbe la felice ventura
di ospitare l’imperatore Enrico VI proveniente
dalla natia Germania e accompagnato dalla celebre
sposa Costanza d’Altavilla.
Ma
i tempi mutati e l’affermarsi del libero
Comune imposero anche al Monastero importanti
rinunce. Nel 1252 l’Abbadessa del Monastero
rinuncia ai principali diritti feudali su Meda
e riconosce gli statuti del comune pur salvando
al Monastero tutti i diritti ecclesiastici.
Per quanto indebolito il Monastero si mantiene
ricco anche nei secoli successivi e nel 1496 è
testimone dell’incontro fra l’imperatore
Massimiliano d’Asburgo e il duca di Milano
Ludovico il Moro, alla presenza dei legati dei
maggiori stati italiani.
Nel secolo seguente, pur riformata ed irrigidita
nelle regole anche per effetto della Controriforma,
la vita monastica prosegue tra le antiche mura,
interrotta ogni tanto dalle visite degli arcivescovi
milanesi tra cui San Carlo Borromeo nel 1581 e
il nipote Federico nel 1626 e quelle, altrettanto
grandiose anche se meno formali, delle mogli dei
governatori della città dominante.
Il secolo XVIII porta importanti novità
sempre dannose alle fortune monastiche e, se il
Monastero sfugge d’un soffio alle soppressioni
di Giuseppe II d’Asburgo, poi deve soccombere
a quelle ben più radicali della repubblica
Cisalpina fondate dalle armate napoleoniche.
Il 29 maggio 1798 un decreto sopprime il millenario
Monastero, le monache ne sono espulse e i beni
sono venduti all’asta.
Li acquisterà nell’ottobre successivo
Giovanni Giuseppe Maunier, ricco commerciante
di Marsiglia e fornitore dell’esercito francese,
il quale, disprezzando totalmente le insigni memorie
monastiche, incaricherà il celebre architetto
viennese Leopoldo Pollack, di trasformare le mura
del cenobio in quelle di una villa neoclassica.
Il resto del Monastero e la villa neoclassica
furono acquistati nel 1836 da Giovanni Traversi
e da lui il complesso passò al nipote e
quindi ai suoi discendenti fino agli attuali proprietari,
gli Antona Traversi, che la conservano tuttora.
Ma
quello che colpisce particolarmente anche il visitatore
più distratto è lo spirito che aleggia
nelle antiche mura, ove sembrano rivivere mille
anni della nostra storia. |